Lo spirito e le statue della dittatura comunista

Nel parco si trovano 42 tra statue, monumenti e altre opere, esposti in passato nelle vie e nelle piazze di Budapest secondo le disposizioni e le aspettative della politica culturale comunista degli anni 1945-1989. Si possono vedere tra gli altri i monumenti che simboleggiano “l’Amicizia tra Unione Sovietica e Ungheria” e la “Liberazione (del 1945)”; le statue dei personaggi del movimento operaio e dei soldati dell’Armata Rossa sovietica; inoltre altre opere gigantesche. Qui si possono trovare i monumenti di Lenin, Marx ed Engels, Dimitrov, del Capitano Ostapenko, Béla Kun e tanti altri “eroi comunisti”, che oggi ci ricordano di un’epoca ormai passata e mettono in guardia le future generazioni contro una dittatura del genere.

 

Il portone dell’Ingresso principale ricorda un enorme palazzo del socialismo reale, dietro il

portone si scopre invece che, nonostante l’apparenza, questo è soltanto una “scenografia comunista” sorretto da pali ed alto 12 metri: una perfetta apertura per rappresentare la dittatura.

 

L’architetto Ákos Eleőd, ideatore del parco ha scelto come motto del suo progetto la seguente frase: “Questo parco racconta la dittatura, ma dal momento che se ne può parlare, scrivere e rappresentarla, il parco parla di democrazia. Solo la democrazia é capace di concederci l’opportunità del libero pensiero sulla dittatura, sulla democrazia, oppure su qualsiasi argomento.”

La mostra si inserisce coerentemente nel progetto del Parco Memento: le opere gigantesche del Parco delle Statue, come segni di un’epoca passata, raccontano la dittatura; la mostra, in cui un ruolo centrale hanno i giganteschi e impressionanti stivali di Stalin, simboleggianti insieme la dittatura e la sua caduta, riassume invece il desiderio comune di libertà dei due eventi che cambiarono il destino della storia ungherese del XX secolo: la rivoluzione del 1956 e i cambiamenti politici del 1989-1990; inoltre ricorda le iniziative con cui il Parco Memento ha celebrato il cinquantesimo anniversario della rivoluzione del 1956.

 

Il concetto principale della mostra “Baracca” è sottolineare il destino comune dell’Europa Centro-Orientale vissuto nella seconda metà del XX. secolo. Secondo il pensiero di Ákos Eleőd, architetto-ideatore del Parco Memento, la piazza “Tanú” (Testimone) rappresenta contemporaneamente la piazza “Széna” di Budapest del ‘56, la piazza”San Venceslao” di Praga del ’68, la piazza “Opera” di Timisoara, la piazza “Potsdamer” di Berlino, la piazza “Assemblea Nazionale” di Sofia.

Il podio è la copia in scala 1:1 della tribuna che si trovava nel centro di Budapest, nella “Piazza delle sfilate”, che era la base della statua di bronzo alta otto metri di Stalin, leader del partito sovietico, capo dello stato e comandante dell’esercito. Nel luogo originale sono state organizzate parate solenni e manifestazioni per le feste comuniste; dal podio costruito davanti ai piedi di Stalin, i dirigenti comunisti salutavano la folla che, passando davanti a loro, era obbligata a festeggiarli.

La statua di Stalin venne demolita (tagliata al ginocchio) dalla folla in rivoluzione contro la dittatura comunista il 23 ottobre 1956. Durante i giorni della rivoluzione ormai soltanto gli stivali rimasti al loro posto ricordavano il dittatore come memoria ironica.

Nel 1956, nel corso degli eventi drammatici sempre più rapidi, la mattina del 23 ottobre non c’era ancora la rivoluzione, la sera invece “bruciava già a fiamma alta”. In questo intervallo di tempo c’è stato e ci doveva essere il momento che può essere considerato come la nascita della rivoluzione. Questo momento viene commemorato dalla tribuna d’onore di Stalin e dagli Stivali, esposti sul lato est della piazza Tanú: la tribuna, monito architettonico e mausoleo eterno della megalomania della dittatura; e gli Stivali, che, nel contesto della piazza Tanú, non sono più solo un pezzo di statua, ma sono in sé “monumenti” – simboli del desiderio di libertà conosciuto e riconosciuto in tutto il mondo.

(Ákos Eleőd, ideatore e progettista del Parco Memento)

Al portone del Parco Memento i visitatori trovano un’auto Trabant originale. Qui tutti possono sedersi in questa leggendaria “macchina del popolo” della Germania dell’Est. Questa auto, con la carrozzeria di plastica, assemblata di elementi pressati, era il prodotto più particolare dell’industria della Germania dell’Est. Oggi sembra incredibile, ma nei paesi del blocco socialista moltissime famiglie sognavano di avere una macchina così, memorabile per il suo rumore caratteristico e per la sua nuvola di fumo bianco-blu di odore inconfondibile.

INSEGNAMENTI DEL MINISTERO DELL’INTERNO DURANTE L’ERA DI KÁDÁR

Il programma del Cinema “Baracca” del Parco Memento

In uno studio cinematografico molto particolare dell’era comunista, cioè nello Studio Cinematografico del Ministero dell’Interno sono stati prodotti centinaia di film, cortometraggi e film “educativi” tra il 1958 e il 1988, con i quali si insegnava ai poliziotti del servizio segreto la difesa dell’ordine dello Stato.

Di questi film il regista Gábor Zsigmond Papp ha preparato un montaggio nel 2004. Nel film si possono scoprire da dietro le quinte i grandi segreti di quel periodo e conoscere non soltanto i metodi degli agenti e spie spesso ingaggiati per ricatto, ma anche l’attività degli ufficiali che li comandavano e del personale di sicurezza dello Stato.

Le parti più interessanti dei film dell’epoca presentano da un punto di vista molto particolare il funzionamento e il modo di pensare di una delle organizzazioni violente della dittatura del leader comunista Kádár.

Il film è suddiviso in quattro capitoli, di 10-15 minuti ciascuno:

1. Dove nascondere le cimici?

2. Come perquisire una casa?

3. Le migliori strategie per ingaggiare qualcuno nel servizio segreto.

4. Il lavoro di rete efficace.

Nel Cinema “Baracca” del Parco Memento il film è proiettato in lingua ungherese, con i sottotitoli in inglese; può essere anche acquistato in formato DVD nel negozio di souvenir del Parco Memento.